STORIE, ANEDDOTI E BATTUTE
a cura di Giuseppe Mezzadri

PERSONAGGI PARMIGIANI

BRUNO IL "SORDO" E IL SUO MONDO


Il "Sordo"


Bruno era il famoso oste di Borgo Sorgo. Nacque nel 1907 in borgo dei Minnelli dove la madre gestiva già un’osteria. Il soprannome della sua famiglia era “Béli braghi” ma era più noto come “al sord” a motivo del suo problema di udito. Bruno è stato un bel personaggio. Sembrava burebro ma era buono come il pane. Per rendere l’idea dirò  che, quando dal carcere usciva un detenuto che non sapeva dove andare, non di rado veniva indirizzato a lui e un pasto lo rimediava sempre. Ho avuto la fortuna di frequentarlo e di goderne l’amicizia. L’episodio prima descritto mi ha dato lo spunto per ricordarlo. Era amico del pittore Walter Madoi che gli affrescò il locale con i ritratti dei clienti (vedi foto a fondo pagina).


-Era originario di borgo dei Minnelli del quale diceva:

“In bórogh di Minè gh’era di lazarón mó s’t’äv bizòggna d’un b’cón ‘d pan, in bórogh di Minè t’al catäv”. (In borgo dei Minnelli c’erano dei lazzaroni ma se avevi bisogno di un pezzo di pane, in borgo dei Minnelli lo trovavi)

Sono tanti i personaggi parmigiani che Bruno ha conosciuto. Alcuni esempi.

-Di quei tempi ricordava l’ortolana Firmina che verso sera si faceva sull’uscio e gridava Dònni gh’é ‘l s’ciapi” : erano le mele o le pere ripulite delle parti marcite o ammaccate.

-La Camilla invece al grido “Strabùcca la polenta attirava l’attenzione su di una polenta calda fumante che in pochi minuti vendeva a pezzetti per pochi centesimi.

-Calòta, lo spazzino del borgo che gridava “Dònni, a voj al rud nètt”  (Letteralmente significa il rusco pulito) cioè senza escrementi.

-Bonierba, ortolano ambulante che aveva il carretto davanti all’Annunciata. Parlando dei frati diceva: “Anca chil génti lì, a tória su cme va, i n’én migh cativ gnàn lór” (Anche quelle persone, a saperli prendere, non sono cattivi nemmeno loro!!)

-Al Schiss, cacciatore di gatti. Aveva il naso da boxeur e mi stava spiegando come la cosa derivasse da una caduta in uno scavo stradale. “Podäva fär cauza al Cmón”. (Potevo fare causa al Comune di Parma) Ma l’amico Carlon commentò: “At podäv fär cauza a l’ost, a t’sarè stè imbariägh märs” . (Potevi fare causa all’oste, sarai stato ubriaco fradicio)

-Il “Morén” che in tempo di guerra aveva trovato un portafogli con 640 lire. Era un’enormità. Quando fu a casa la mamma lo abbracciò e gli disse: “Par st’an’ a t’ pól stär a ca’ da scóla.” (Per quest’anno puoi stare a casa da scuola) Evidentemente andava a scuola più per mangiare che per imparare)

-Patan, ortolano ambulante che quando rincasava subiva il controllo dell’incasso da parte della moglie che immancabilmente trovava degli ammanchi. “I m’aràn robè” si difendeva Patan. “E tutt chi scudlén ch’a t’è bvù dal Sórd ?!” (E tutti quegli “scodellini” che hai bevuto dal “Sordo”?)

A suo tempo aiutò il Sordo a sfamare i partigiani che si rivolgevano a lui.

-Cassi , il poeta detto anche “Temi la luce” spesso portava a Bruno fagotti di vivande perché li distribuisse a chi poteva averne bisogno.

-Amleto, detto il “Chéco”. Parlando della sua infanzia spiegava che in casa andava tanto male che la prima parola che disse non fu “mama” ma “fama”. “In ca’ mèjja a s’magnäva sémpor dil bistècchi….pociädi”.

-Varesi. Spassoso quando raccontava le sue avventure di guerra e non in terra d’Africa.  

L'ORTOLANO "PATEN" EFFIGIATO DAL PITTORE MADOI AFFISSO SU UNA PARETE DELL'OSTERIA DEL "SORDO"

L’altro giorno, passando da borgo Sorgo, ho visto che nel locale che ospitava la vecchia osteria di Bruno Lucchini detto il “Sordo” sono in corso lavori di ristrutturazione. Non ho potuto evitare di pensare a Bruno, al suo mondo e ai ritratti di personaggi parmigiani che il pittore Madoi aveva dipinto sui muri.

Uno dei più belli ritraeva l’ortolano “Patan”.

« L 'era pran bon povrett, un gran bon om » mi diceva Bruno parlando di Madoi che gli fu grande amico. Madoi amava l'osteria del Sordo e i suoi frequentatori ed era molto affezionato a Bruno di cui apprezzava la profonda umanità che naturalmente non poteva passare inosservata alla sua sensibilità di artista.

« Em passè dill siri meravigliosi » ricorda l'oste spiegando che Madoi veniva a trovarlo ogni volta che poteva e si sedeva assieme a lui e ai suoi amici a mangiare in compagnia. Spesso si metteva a disegnare perché per lui che era interessato dai visi significativi, vissuti e sofferti, nell'osteria del Sordo c'era sempre pane per i suoi denti.

LA SCOMMESSA

Bruno ricordava un simpatico episodio occorsogli quando Madoi si era

trasferito a Milano. Un giorno il postino gli recapitò una lettera recante un indirizzo inconsueto: Osteria del.. (e c'era disegnato un cornetto acustico) Via…. (e c'erà disegnato un topo).

« Ela tòvva Bruno? » chiese il postino. Lui aprì la busta e trovò dentro un

biglietto con i saluti dell'amico Madoi. Alcuni giorni dopo ricevette la visita di due distinti signori di Milano che erano sbarcati da una lunga macchina.

« Scusi, è lei Bruno il Sordo? », chiesero. « Si! ».

« Ha ricevuto una lettera da Milano in questi giorni? ».

« Si, da Madoi ».

« Ce la può fare vedere? ».

« Certo », disse Bruno e mostrò loro la busta che recava i timbri

postali regolamentari.

« Abbiamo perso la scommessa! » esclamarono i due signori. Gli spiegarono poi che, durante una cena tra amici, a Milano, Madoi aveva scommesso con loro che la lettera sarebbe arrivata nonostante il modo inconsueto di formare l'indirizzo.

L'oste addolcì la sconfitta regalando loro cinque bottiglie di lambrusco dicendo: « Datele a Madoi con i miei saluti, li berrete in compagnia alla prima cena che farete »

 

BAGOLONI

Una simpatica categoria è quella dei bagolón , a patto però che le raccontino veramente grosse senza cioè pretendere di essere creduti. Bruno ne ricorda in particolare uno famoso.

Si tratta di Tèllo, il famoso Tèllo  del detto “Càla Tèllo”. Raccontava che quando era attendente di un colonnello aveva il compito di accompagnare a scuola la figlia. Aveva 13 anni e un giorno attirò l’attenzione di due depravati che le si avvicinarono con cattive intenzioni. “O’ cavè un päl dal telefono e j’ò miss a zvis’ciasädi “. (Ho cavato un palo del telefono e l’ho usato da frusta)

In trincea le cose andavano male . Non avevano da mangiare. Egli, con azione temeraria,  attraversò le linee nemiche, catturò un bue se lo caricò in spalla. Tornato alla sua trincea vi rovesciò dentro l’animale dicendo: Ragas, tolì e magnì”.

 

SOPRANNOMI

-Bruno mi elencò alcuni soprannomi di suoi clienti o persone da lui conosciute:

 “Molìga” che non taceva mai.                  

“Al mull” contento solo se c’era da lavorare.

“Bujètta” che era una gran “raza”.       

“Cambra d’aria” dalla pancia prominente.

“Zbraghén” sempre elegante.           

“La mnudénna” donna filiforme.

“La gh’à ‘l bali” donna autoritaria.”         

“Zana zguèrsa” strabico e poco bello.

 

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